Decreto anziani. Si parla di cohousing, ma mancano le linee guida

Occhi puntati su questo nuovo modello di convivenza, che in alcuni luoghi è già realtà. Notariato: “Abbattimento del 30% dei costi e miglioramento della qualità della vita”. Casotti (Casematte): “Riconoscere la forza dei modelli abitativi collaborativi”. A Roma 5 le esperienze promosse dall’amministrazione

di Antonella Patete, Redattore Sociale – 21 febbraio 2024

ROMA – Ci sono anche le nuove forme di domiciliarità e di coabitazione solidale al centro dello schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane, licenziato nelle scorse settimane dal Consiglio dei ministri in attuazione della Legge delega 33/23 per la riforma dell’assistenza. Un decreto di cui molto si sta discutendo in questi giorni, per il rischio – sottolineato da più parti – di svuotare la tanto attesa riforma della non autosufficienza, contravvenendo all’obiettivo originario del riordino complessivo del settore. Tra i provvedimenti rinviati c’è quello della coabitazione solidale, distinta in senior cohousing e cohousing intergenerazionale, che prevede la convivenza tra anziani e giovani in condizioni svantaggiate. Un tema quello del cohousing che – stando a quanto affermato dal decreto – dovrà essere affrontato e regolamentato attraverso l’elaborazione, nei prossimi mesi, di linee guida volte a definire i contenuti essenziali di un modello da realizzare prioritariamente attraverso meccanismi di rigenerazione urbana e di riuso del patrimonio immobiliare esistente.

Consiglio Nazionale del Notariato: “Vivere insieme mantenendo la propria autonomia”

Una particolare attenzione nei confronti dei 4 articoli dedicati al cohousing per le persone anziane è stata espressa dal Consiglio Nazionale del Notariato, che nel corso del proprio Congresso Nazionale dello scorso ottobre, aveva già aperto una riflessione sul ruolo del Notariato nella tutela del patrimonio abitativo delle persone fragili. Durante l’audizione svolta lo scorso 14 febbraio presso la X Commissione Affari sociali del Senato, lo stesso Consiglio ha sollevato la questione dell’housing sociale. Su un totale di 8,36 milioni di persone che vivono da sole in Italia, 4,12 milioni hanno 65 anni o più e di queste ben l’88,6% è proprietaria della casa in cui abita, hanno ricordato gli esponenti del Consiglio. Inoltre, la quota di individui di 65 anni o più passerà dal 23,5% del 2021 al 34,9% dell’anno 2050. Nel 2041, poi, il numero di persone sole con 65 anni o più raggiungerà il 60% del numero complessivo delle persone sole, per un totale di 6,1 milioni di individui con più di 65 anni (incremento del 44%).

Sono molti, dunque, gli aspetti positivi del senior cohousing secondo il Consiglio Nazionale del Notariato, a partire proprio dalla possibilità di vivere insieme mantenendo la propria autonomia. Ma ci sono anche vantaggi meno evidenti come la rigenerazione urbana perseguita attraverso la riqualificazione ecosostenibile e il riuso del patrimonio degli immobili residenziali, così come il miglioramento della qualità della vita degli anziani attraverso un abbattimento del 30% dei costi, una maggiore sicurezza personale, una migliore assistenza alla persona e un incremento della socialità. E da ultimo, con la condivisione delle abitazioni ristrutturate, si creerebbe una disponibilità di alloggi per rispondere a una nuova domanda sociale.

A Roma 5 strutture realizzate dall’amministrazione comunale

Nel frattempo le prime sperimentazioni di senior cohousing sono già realtà. Per esempio, Roma Capitale, ha dato vita ad alcune esperienze rivolte a persone anziane dai 65 anni in su parzialmente autosufficienti. Come si legge sul sito dell’amministrazione capitolina, per senior cohousing si intende una struttura residenziale che può ospitare fino a 6 persone, offrendo servizi socio-assistenziali finalizzati al mantenimento dei livelli di autonomia, con il supporto diurno di alcuni operatori. Un luogo, insomma, dove gli anziani che vi vivono possano collaborare al mantenimento della casa provvedendo all’approvvigionamento dei beni di prima necessità, alla pulizia degli ambienti personali e comuni e al servizio di lavanderia. Sperimentati per la prima volta nel 2014, oggi i cohousing propriamente intesi sono 5 nella Capitale. Un numero ristretto rispetto ai potenziali utenti, ma che l’amministrazione conta di incrementare anche grazie all’utilizzo di beni confiscati alla criminalità organizzata. “L’assessorato alle Politiche sociali di Roma Capitale sta ampliando la risposta alle residenze per anziani affiancando le case di riposo tradizionali con altre forme di residenza per potenziare l’autonomia e forme di invecchiamento attivo – spiega l’assessora Barbara Funari –: l’anziano gestisce la sua giornata, in convivenza, con il supporto degli operatori e gli ospiti diventano membri di una comunità. Grazie ai fondi del Pnrr saranno ristrutturati altri immobili a Roma destinati a garantire l’autonomia di anziani fragili”.

“A Torino, quasi 80mila anziani vivono soli: di cohousing ce ne vorrebbero parecchi”

“Evidenze scientifiche dimostrano che il mantenimento di relazioni non solo incide sulla qualità della vita e sul benessere, ma anche sulla salute e sulla durata della vita – sottolinea Chiara Casotti, presidente di Casematte Aps e vicepresidente di CoAbitare, due associazioni torinesi che in modo diverso si occupano entrambe di cohousing –. Secondo le stime dell’Ufficio statistica della Città di Torino, quasi 80mila anziani vivono soli: di cohousing, dunque, ce ne vorrebbero parecchi”. Quanto al decreto attuativo, per la presidente di Casematte, ci sono dei pro e dei contro: “Si riconosce l’abitare come strumento di prevenzione della fragilità delle persone anziane, anche se il timore è che si guardi solo all’aspetto assistenziale, come se l’età di per sé fosse universalmente un criterio di debolezza. Sarebbe, invece, importante riconoscere l’aspetto proattivo degli abitanti di modelli abitativi collaborativi, che implicano una nuova cultura dell’abitare”. Ma al momento il problema principale sembra forse un altro: “Nel decreto anziani 2024, in attuazione della delega conferita con legge 23 marzo 2023 numero 33, l’emanazione di linee guida volte a definire le caratteristiche e i contenuti essenziali di interventi e modelli di coabitazione solidale domiciliare è rimandata di ulteriori 180 giorni. Siamo dunque in attesa di capire se si faranno dei passi concreti per affrontare la questione”.

https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/decreto_anziani_si_parla_di_cohousing_ma_le_linee_guida_sono_ancora_tutte_da_scrivere

 


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