Il modello Baugruppen e le cooperative edilizie: da Berlino alla realtà trentina

Un nuovo modo di fare architettura si sta diffondendo sempre più nel contesto europeo. In questo ambito, tra le diverse capitali, Berlino spicca per innovazione e autenticità. La metropoli tedesca è un vero e proprio cantiere in continua espansione. In ogni angolo della città ci sono edifici in costruzione caratterizzati da materiali e tipologie abitative originali, dal legno all’acciaio, dal grattacielo alle villette a schiera.

di Eleonora Todeschi, Lumen – 22 giugno 2022

È proprio a Berlino che negli anni ’90 si è sviluppato il metodo Baugruppen, una tecnica  progettuale che prevede la cooperazione di più soggetti e che privilegia il dialogo tra cittadino e  progettista, contrastando così il fenomeno della speculazione edilizia. Il risultato è la creazione di una vera e propria comunità edilizia che mira a rendere il cliente un partecipante attivo nel processo di progettazione.

Per comprendere questo singolare modo di progettare è fondamentale conoscere il concetto di  Baugemeinschaft, che significa costruzione in modalità collettiva: dal prefisso Bau (costruzione) e  Gemeinschaft (collettivamente/comunità).

Gli edifici concepiti secondo il metodo Baugruppen sono progettati da gruppi di lavoro composti da  architetti, ingegneri e artigiani. Essi sono dotati di spazi interni privati personalizzati in base alle esigenze e ai desideri degli utenti, ma prevedono anche l’esistenza di spazi condivisi al piano terra, ai piani intermedi e sul tetto, i quali  permettono di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.

Il più recente progetto basato sul modello Baugruppen è l’edificio Frizz 23, progettato dallo studio  di architettura Deadline e collocato nel cuore della città di Berlino. Per la sua realizzazione gli architetti non hanno seguito l’ordinario processo di progettazione, prima di proporre la loro idea infatti hanno consultato gli utenti, il vicinato e le amministrazioni cittadine.

Si tratta a tutti gli effetti di una costruzione cooperativa che dimostra la possibilità di uno sviluppo urbano dal basso verso l’alto, dove i veri protagonisti sono i cittadini e il cui obiettivo primario non è ricavare il massimo profitto, bensì riuscire a conciliare il più possibile la volontà dei progettisti con le esigenze dei clienti.

La silhouette dell’edificio esprime l’articolato programma progettuale ed enuncia la struttura di una  vera e propria città nella città. L’attacco a terra dell’immobile presenta infatti un’altezza maggiore e  contiene prevalentemente spazi pubblici come bar, negozi di biciclette, aree dedicate al coworking e laboratori destinati al riciclo degli oggetti. Frizz 23 unisce istruzione senza scopo di lucro, imprese creative e residenze temporanee in un’unica costruzione: la struttura centrale dell’edificio presenta  uffici che ospitano una notevole varietà di usi, dall’arte all’industria creativa, dall’istruzione alla gastronomia.

Il principio guida dello studio Deadline Architects è “Erst der Dialog, dann das Design”, ovvero,  “Prima il dialogo, poi il design”, e senza dubbio potrebbe essere il manifesto di questo nuovo modo di progettare.

Il modello Baugruppen risulta essere, a mio parere, una  valida alternativa per rendere le città più vivibili e sostenibili. Esso infatti consente sia di contrastare – in parte – il fenomeno della  speculazione edilizia, ovvero la costruzione di edifici senza scrupoli per il paesaggio e per le  esigenze degli abitanti, e sia di concepire edifici che contengono spazi e attività comuni, essenziali per rafforzare il senso di appartenenza ad una comunità.

Date le premesse: cosa accadrebbe se provassimo ad applicare il modello Baugruppen alla realtà locale trentina?

Si tratta sicuramente di due territori del tutto differenti sotto molteplici punti di vista: culturale,  politico e geografico. Ciò nonostante il modello tedesco non è completamente estraneo alla nostra realtà.

In Trentino infatti si sono sviluppate negli ultimi anni le cosiddette “Cooperative di abitazione” o  “Cooperative edilizie”, le quali contemplano una progettazione dal basso e la costituzione di spazi consoni all’aggregazione sociale. Queste ultime propongono dei modelli abitativi che rispettano l’ambiente e gli standard relativi al  risparmio energetico.

Per di più, in generale, le cooperative edilizie generano sia ricadute positive sull’economia locale,  in quanto gli appalti sono affidati ad imprese e artigiani locali, sia vantaggi sociali per la comunità,  per via delle formule di co-abitazione proposte.

Inoltre, come nel modello Baugruppen,le case possiedono una grande qualità intrinseca e sono  pensate e progettate su misura per gli utenti che vi abitano, e dunque personalizzate in base alle  esigenze individuali di questi ultimi.

Un esempio concreto di cooperativa edilizia è la CoopCasa s.c.a.r.l, la quale si è occupata – assieme  all’architetto Giulio Desiderio e allo studio spagnolo Palerm y Tabarez de Nava – della progettazione  del centro sportivo-culturale Sanbapolis, edificato nel 2013 a Trento.

Se l’edificio Frizz 23 è emblematico per la città di Berlino, il centro polifunzionale Sanbapolis offre alla comunità trentina molteplici nuovi servizi, tra cui un palazzetto dello sport, un teatro, una palestra di roccia, ambienti dedicati alla ristorazione, svariati uffici e negozi.

Per quanto riguarda le funzioni e le intenzioni progettuali, i due progetti presentano delle analogie,  poiché entrambi generano delle occasioni di incontro per la cittadinanza. Per la costruzione  dell’edificio poi gli architetti hanno collaborato con le associazioni e le cooperative presenti sul  territorio, favorendo così una progettazione che parte dal basso.

C’è però una sostanziale differenza: nell’edificio di Berlino, oltre alle attività di incontro e  aggregazione sociale sono contemplate anche le residenze, le quali sono accessibili per un vasto  target; mentre al Sanbapolis, le residenze non sono collocate all’interno del medesimo edificio e  sono destinate unicamente agli studenti.

Tuttavia, affinché il centro culturale-sportivo Sanbapolis non diventi un caso isolato e perché vi sia la possibilità di costruire nuove infrastrutture secondo il medesimo principio, sono necessarie risorse e fondi. Risulta a tal proposito opportuno nominare il PNRR: il Piano nazionale ripresa e resilienza,  promosso nel 2021 per rilanciare l’economia dopo la pandemia Covid-19. Esso propone uno  sviluppo verde e digitale del paese e contempla fondi per un totale di 1,312 miliardi di euro.

Il denaro destinato all’architettura rurale, alla riqualificazione dei borghi storici, all’edilizia  residenziale e pubblica, all’edilizia scolastica e alla rigenerazione urbana è pari a 83,9 milioni di  euro.

Tale piano presenta sia opportunità che rischi: tali fondi permetterebbero di costruire infrastrutture innovative e avanguardistiche, ma d’altro canto c’è il pericolo che le iniziative promosse dal PNRR vengano calate direttamente dall’alto, senza dialogo e partecipazione della cittadinanza. Si tratta di una preoccupazione condivisa enunciata alla Conferenza “PNRR in Trentino, tra opportunità e rischi” che si è tenuta il 31 maggio 2022 da Dario Peirone, professore dell’università di Giurisprudenza di Torino.

Ciò che è certo è che un utilizzo ponderato di queste risorse consentirebbe al nostro territorio di diventare un luogo all’avanguardia, al passo con le grandi capitali europee sia in termini di sostenibilità che di  architetture innovative.

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